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Emozioni in parole. Mille pensieri per Ale“, a cura di Antonietta Pizza, illustrazioni di Giulio Laurenzi.

La nostra Fondazione ormai da anni propone il progetto “Il Calore di un Sorriso” nelle Scuole Superiori della Basilicata e della città di Roma, e da circa un anno anche in alcune Scuole della Regione Puglia.

L’opuscolo è una raccolta di riflessioni scritte dai ragazzi degli istituti scolastici che hanno partecipato al progetto dall’ a.s. 2011/12 all’a.s. 2014/15. Il progetto, valutato positivamente ovunque si sia realizzato, sta portando tanta commozione e riscaldando gli animi degli alunni e degli insegnanti; pertanto, abbiamo ritenuto doveroso restituire alla Scuola ed ai ragazzi il lavoro svolto, pubblicandone i risultati.

Il titolo “Emozioni in parole. Mille pensieri per Ale” non è un caso, ma è stato scelto per far comprendere a tutti il profondo pensiero dell’animo degli adolescenti. Raccogliere le loro riflessioni, per poi pubblicarle è un tentativo di dare voce alle nuove generazioni che mettono a nudo i loro sentimenti su tematiche difficili e complesse.

Presentazione di Mirella Taranto, Capo Ufficio Stampa Istituto Superiore di Sanità

“Il mondo si arrende se sorridi tu”. Con le parole di Renato Zero è stata ricordata Alessandra nella raccolta di pensieri che i ragazzi delle scuole hanno scritto dopo aver visto il film della sua vita.
Ed era proprio così. Ad arrendersi di fronte alla forza della vita che esprimeva il suo sorriso non poteva che essere il mondo e non lei.
Ma che cos’è quest’esperienza che la Fondazione Bisceglia ha voluto portare nelle scuole dove i ragazzi costruiscono il futuro, mostrando il film che narra la vita di Alessandra? É un’operazione di sensibilizzazione al tema delle malattie rare, si direbbe in prima istanza, tema per cui nasce la Fondazione e nel quale è quotidianamente e tenacemente impegnata. E sicuramente è anche così. Ma, in realtà, portare l’esperienza di Alessandra nelle scuole significa qualcosa di più. Significa trasformare un’aula in un laboratorio e decidere che quel giorno oggetto di studio e di osservazione è la vita. Così com’è.
Quella vita che nessun sussidiario ti può spiegare e che non puoi costringere in nessuna regola né grammaticale né matematica.
Perché se una bambina nasce con una malattia grave non c’è un algoritmo per affrontare il suo dolore e quello della sua famiglia né un sistema di regole universale da trasmettere a lezione.C’è però l’esperienza. Può esserci un racconto, una testimonianza, una realtà vissuta nella carne e nello spirito che diventa oggetto di un laboratorio in cui la scuola mette sotto osservazione ciò di cui l’uomo non sempre può disporre e cioè la malattia, la salute, la vita, la morte. E allora ciò che si insegna a scuola ogni giorno diventa un termine di confronto per attraversarla, la vita, per capire come tradurre le necessarie nozioni in esperienza, in capacità di comprendere ciò che ci è apparentemente lontano ma che ci riguarda tutti, come uomini e come futuri cittadini, in qualunque ambito andremo a esercitare il nostro ruolo nella comunità.
Ecco che cosa la Fondazione ha proposto oltre il suo compito istituzionale: un’occasione per vedere la vita da un’altra prospettiva, per immaginare cosa fare di un dolore, di una malattia, per capire se ognuno di noi può imparare a rovesciare la propria vita e a riscriverla con parole nuove, senza rinunciare ai sogni, cercando sempre e nonostante tutto di inseguirli, anche quando si è costretti a zoppicare su un sentiero, invece che correre su un’autostrada. Ha proposto un progetto per spiegare che intorno alla malattia e al dolore si può stringere un cerchio che è quello della solidarietà, dell’empatia, della responsabilità, dei diritti e ha provato a farlo non impartendo una lezione, ma chiedendo a ogni allievo un’emozione.

>> Per ricevere gratuitamente l’opuscolo scrivere a info@fondazionevivaale.org o contattare la Segreteria

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