Home > Iniziative e raccolte fondi > Presentazione della Fondazione Alessandra Bisceglia all’Università Lumsa di Roma

Incontro con gli studenti e presentazione della Fondazione “Alessandra Bisceglia” con la partecipazione del Rettore della Lumsa, di Giornalisti del TG2 e del Corriere della Sera il 7 aprile 2009 alle ore 15.00 presso l’Aula Traglia. 

Saluti:

  • Giuseppe dalla Torre – Magnifico Rettore
  • Loredana Lazzari – Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia
  • Donatella Pacelli – Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, Informazione e Marketing 

Interventi di:

  • Mons. Lorenzo Leuzzi (Pastorale Universitaria)
  • Lorenza Lei (Presidente del Comitato per la Fondazione Alessandra Bisceglia)
  • Andrea Garibaldi (Corriere della Sera)
  • Gianni Gaspari (Tg2)
  • Gianluigi Laguardia (Ordine dei giornalisti di Potenza) 

Testimonianze

 

Dal LUMSA NEWS dell’8 APRILE 2009

Nasce la Fondazione dedicata ad Alessandra Bisceglia

Andare avanti con la forza di un sorriso di Franco Colomo

“Ho capito che forse c’è un tempo per tutto – diceva – ma per arrivare a questa conclusione ho dovuto combattere per tutto il tempo”. Sono parole di Alessandra Bisceglia lasciate come un piccolo testamento a caratteri bianchi sul fondo nero di uno schermo, come se ancora quei cristalli fossero il luogo più naturale per esprimersi, per dire sé al mondo, lei che ha terminato il proprio combattimento dopo soli 28 anni, apparentemente sconfitta da una malattia che in realtà è stata quasi lo sfondo della propria realizzazione come donna, come giornalista e autrice televisiva. Oggi è il tempo di continuare quel combattimento con lei e per lei, con le armi che lei stessa ha lasciato in eredità: la forza, la tenacia, il sorriso. E proprio “la forza di un sorriso” è il nome scelto per la neonata Fondazione che porta il suo nome: è stato voluto dalle persone che l’hanno conosciuta, come Lorenza Lei, direttrice delle risorse televisive Rai, che per prima ha avuto quest’idea: “Siamo pieni di energia, quella che lei ci trasmette” – dice in un video che ricorda Alessandra – “E’ lei che ci invita a fare qualcosa per gli altri, lei non ha mai lavorato per se stessa: qualsiasi cosa abbia fatto pensava “questo può essere utile anche agli altri””. E’ così, sulla strada che Alessandra stessa ha lasciato, lavorerà la Fondazione con attività di ricerca e anche individuando master di specializzazione per conoscere e studiare particolari patologie come quella che l’hanno colpita – una forma di anomalia vascolare – e, “più semplicemente” per “aiutare chi vive nella difficoltà”, come dice Lorena Bianchetti conduttrice tv che l’ha conosciuta durante l’esperienza a Domenica In. Nel video, quasi la prima creatura concepita per promuovere il progetto, sono gli amici a descrivere la loro Ale, e poi chi ha condiviso con lei esperienze di lavoro in Rai. C’è Mauro Mazza, che l’ha avuta come stagista al Tg2: “Di lei mi colpirono due cose – dice Mazza – i suoi occhi, il suo sguardo vivo, attento intelligentissimo, e il suo sorriso”. Poi ricorda le sue doti: “doti di umanità, serenità e grandissima volontà – sovrumana volontà – insieme a una voglia di fare che era contagiosa”. E ancora c’è il direttore di RaiTre Paolo Ruffini a ricordare il suo sorriso “figlio di una vita vissuta intensamente”. C’era in lei il “desiderio di lasciare il segno, e far sì che la sua vita non fosse insignificante”. Lei “insegnava che le difficoltà ci sono per essere superate” – dice Ruffini – e gli fa eco Andrea Vianello, conduttore di “Mi manda RaiTre”: Alessandra ci ha fatto capire cosa significhi la forza”. E ne è prova un’altra frase che lei ci ha lasciato, come esempio vissuto in prima persona, e vale come definizione della sua esperienza: “Sono le condizioni peggiori a rendere le persone straordinarie”.

La storia di questa ragazza è in fondo, o dovrebbe essere, l’archetipo per altre come la sua perché, dice ancora Mazza, “è nostro compito trovare soluzioni per fare in modo che le persone non combattano quotidianamente con il loro problema che le rende diverse dagli altri ma siano messe in condizioni di esaltare le qualità che le mettono alla pari degli altri e molto spesso le pongono più avanti degli altri” – come nel caso di Alessandra.

E mentre la Fondazione muove i primi passi scorrono le immagini, le foto di una bambina e poi di una ragazza, la famiglia e gli amici, i colleghi, soprattutto la luce dei suoi occhi e ancora e sempre il suo sorriso e quella “musica della discoteca che ti rompe i timpani con i suoi decibel elevati non perché lei urlasse, ma perché la sua pacatezza in realtà ti faceva ballare” come dice don Rocco. “La sua pacatezza ti faceva pensare, ragionare e soprattutto ti dava una grande energia”.

Forse tutto qui il segreto della sua felicità, lei che diceva: “Molte persone vivono infelici perché non hanno capito il DNA della loro anima”.

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