Home > Articoli > Il nostro tesoriere: Antonio Amendola

(dal notiziario “W Ale Notizie” n°12, del 13 luglio 2013)

di Afra Fanizzi

Un tributarista  che fa rigare dritto i numeri della Fondazione. È questo  il ruolo di Antonio Amendola, tesoriere di  W Ale che in un’intervista parla del suo ruolo e  dell’  amicizia  con Alessandra. Fra ricordi e sfide nuove da portare avanti, il ritratto di un tesoriere che non immagini.

Cosa vuol dire essere un tesoriere?
Il tesoriere della Fondazione è colui che si  occupa della tenuta delle scritture contabili e che amministra tutte le entrate ed uscite. Predispone il bilancio che viene sottoposto annualmente all’approvazione dell’assemblea, sia quello consuntivo che preventivo: in pratica si occupa di tutta le gestione  contabile-amministrativa.

È un lavoro facile?
È un lavoro impegnativo e richiede molta attenzione e cura soprattutto se vuoi farlo con la massima trasparenza e con la registrazione esatta di tutte le voci all’euro. È difficile farlo bene, ma è un dovere essere trasparenti, ne va del nome della Fondazione e di tutti quelli che ci lavorano.

È un lavoro che la impegna quotidianamente?
Adesso che la fondazione è entrata nel vivo delle attività, visti  i passi da gigante fatti in questi anni, è un impegno più costante e a parte alcuni momenti complessi,  in cui mi impegna quotidianamente, ci sono impegni specifici  settimanalmente.

Da quanti anni è tesoriere dellaFondazione?
Sono un socio fondatore, Alessandra mi chiamava zio Antonio. Ho un’eredità che mi ha lasciato Alessandra  e sono  contento e orgoglioso di portare avanti.
 
Come ha visto cambiare la fondazione in questi anni?
In pochi anni ha fatto passi importanti con l’impegno di tutti gli associati. E non faccio nomi per non dimenticarne. Basti pensare ai progetti che si stanno realizzando e in particolar modo alla grande rivoluzione rappresentata dai parchi attrezzati per disabili, che in una città come Roma sono un punto imprescindibile. E ora il fiore all’occhiello della Fondazione sono le Stanze di Ale che stanno dando risultati straordinari per i bambini e per le loro famiglie. C’è  stata una crescita  continua e credo che riusciremo a fare ancora di più, visto l’impegno che stanno mettendo tutti: dai soci fondatori ai volontari, tanti quelli che si sono avvicinati alla Fondazione che sono ormai l’anima della Fondazione.

C’è un momento che ricorda particolarmente di questi anni di lavoro?
Ho avuto una grande emozione al momento della costituzione  per il legame che avevo con Ale. Una costituzione avvenuta soltanto un anno dopo dalla costituzione del comitato creato per raccogliere fondi. Ogni passo, ogni step che abbiamo raggiunto è stato sempre un’emozione crescente. E adesso vedere gli occhi di un bambino operato all’ospedale San Carlo di Potenza mi ripaga dei sacrifici,  dei tanti momenti difficili che si attraversano. Di tutto ciò sono orgoglioso.

Come ha conosciuto Ale?
Sono legato alla famiglia perché ero legato ad Alessandra non il contrario. Inizialmente ho conosciuto il padre ma il legame diretto era con Ale e questo ha permesso di cementare anche l’amicizia con la famiglia. Con Ale scherzavamo, giocavamo. Quando venivo a Roma ero il suo  “autista”,  nel  senso  che guidavo la carrozzina sui sampietrini ed ero l’autista più bravo. Il nostro era un legame molto stretto.

C’è un’immagine che più di tutte le è rimasta impressa e che le torna in mente quando pensa ad Alessandra?
C’è un’immagine che non potrò mai dimenticare che è stata quando lei ci ha lasciati.  Stava male e io mi sono affacciato nella sua stanza e mi ha salutato con un sorriso  che non riuscirò mai a dimenticare. Un momento così difficile per lei, perché credo che sapesse che ci stava per lasciare,  ma mi salutò con un gesto della mano e con un sorriso che non dimenticherò mai. Poi potrei raccontare tanti episodi  di vacanze insieme, di momenti vissuti a stretto contatto, ma quella immagine mi è rimasta nel cuore.

Su cosa bisognerebbe intensificare il lavoro?
Dovremmo intensificare la rete delle “stanze”.  Dovrebbe essere intensificato, soprattutto al sud d’Italia dove le strutture sono meno attrezzate e dove per questo tipo di interventi si è costretti ai cosiddetti viaggi delle speranza verso il nord Italia.

Che lavoro fa nella vita?
Nel tempo libero esercito la professione di Tributarista ed ho un ufficio di consulenza.

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