{"id":1967,"date":"2021-06-09T17:15:13","date_gmt":"2021-06-09T15:15:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/?p=1967"},"modified":"2021-06-15T17:39:25","modified_gmt":"2021-06-15T15:39:25","slug":"intervista-a-andrea-lattanzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/intervista-a-andrea-lattanzi\/","title":{"rendered":"Intervista a Andrea Lattanzi"},"content":{"rendered":"<p><em><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-1968 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Andrea-Lattanzi-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Andrea Lattanzi (Carrara, 1987), \u00e8 un giornalista pubblicista e videomaker che lavora e vive a Milano. Laureato in Scienze della Politica e dei Processi Decisionali si occupa di realizzare contenuti video e documentari per il Gruppo Gedi, in particolare per i siti di Repubblica e La Stampa. Autore del saggio \u201cLibrai: si salvi chi pu\u00f2\u201d (GoWare) sulla trasformazione dei mestieri legati all&#8217;editoria tradizionale, ha pubblicato nel 2018 il libro \u201cEravamo tanto amati\u201d, dal quale \u00e8 tratto l&#8217;omonimo documentario sulla fine del Partito Comunista Italiano in Toscana. Appassionato di scienza e viaggi, \u00e8 tra i fondatori dell&#8217;associazione GvPress, che tutela il lavoro dei giornalisti videomaker in Italia.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>\u00c8 una sfida partecipare a un Premio Giornalistico di un tema cos\u00ec specifico?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Assolutamente s\u00ec. Difficilmente partecipo a premi ma visti gli oggetti e le finalit\u00e0 del premio Bisceglia, pi\u00f9 che una sfida, partecipare \u00e8 un piacere.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Qual \u00e8 la storia o il caso che hai raccontato che ti ha segnato di pi\u00f9? <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Se parliamo di temi legati alla sanit\u00e0, sicuramente \u00e8 stato il lungo travaglio dei primi pazienti covid del marzo 2020, in particolare di coloro che, anche a mesi di distanza dalla malattia, non hanno recuperato al 100% e fanno fatica a riprendersi la loro vita.\u00a0Pi\u00f9 in generale, il caso che mi ha segnato maggiormente \u00e8 quello legato alla rotta balcanica dell\u2019informazione che ho avuto occasione di raccontare in una serie di servizi e in un documentario che ho realizzato a gennaio di quest\u2019anno.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>Cosa pu\u00f2 e\/o deve essere oggetto di informazione? <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Tutto ci\u00f2 che interessa al giornalista in quanto individuo e tutto ci\u00f2 che interessa al pubblico in quanto audience. Un fatto, se non c\u2019\u00e8 nessuno disposto a raccontarlo o farselo raccontare, non sar\u00e0 mai oggetto di informazione. Altres\u00ec, laddove vi sia un giornalista e qualcuno disposto ad ascoltarlo.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>La Comunicazione Sociale \u00e8 un tema che trova spazio sulle testate?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>S\u00ec, ma purtroppo la sua presenza \u00e8 troppo legata a contingenze di attualit\u00e0. Pertanto si rischiano semplificazioni dettate da tempi di pubblicazione e necessit\u00e0 di messa in onda.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>Quali gli effetti dei Mass Media e New Media sulla comunicazione sociale?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Da un lato c\u2019\u00e8 sicuramente l\u2019amplificazione e la possibile maggior risonanza dei suoi oggetti, dall\u2019altro il rischio \u00e8 \u2013 soprattutto con i nuovi media \u2013 che questi oggetti diventino oggetto di scherno, odio, discriminazione. I nuovi media non solo servono a raccontare qualcuno ma ci raccontano chi siamo. E non sempre questo racconto ci fa propriamente onore.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong>Esistono parole \u201cgiuste\u201d per trattare la Comunicazione? <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Una parola \u00e8 una parola, dipende sempre da chi e come viene utilizzata. Senza entrare nel dibattito sul \u201cpoliticamente corretto\u201d io penso che prima di tutto vengano le finalit\u00e0 con cui una parola \u00e8 utilizzata. Pu\u00f2 sembrare una logica relativistica, e forse lo \u00e8, ma riguarda a spettro pi\u00f9 ampio il tema della responsabilit\u00e0: quando si comunica si deve essere in grado di assumersi il peso delle conseguenze di ci\u00f2 che si dice. Nel bene o nel male.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><strong>Le notizie da divulgare e raccontare devono essere sempre nuove?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Assolutamente no. So che la deontologia presupporrebbe il contrario, nella canonica definizione di notizia, ma con i continui aggiornamenti che si ricevono ogni giorno grazie a Internet \u00e8 bene che ci sia qualcuno che approfondisca e curi una notizia anche tempo dopo, guardando magari ad altre sfaccettature. L\u2019importante \u00e8 non spacciare come nuova notizia una notizia che nuova non \u00e8. E in questo, soprattutto sui social, le testate non sono particolarmente attente, dimostrando scarso rispetto per i loro lettori e gli utenti di tali social.<\/p>\n<ol start=\"8\">\n<li><strong>Le testate, oggi, secondo te sono prodotti commerciali o servizi pubblici?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La domanda \u00e8 molto difficile e richiederebbe una risposta molto complessa e, forse, oltre le mie competenze. Diciamo che le testate sono vincolate dall\u2019ecosistema dei media (Internet+radio+tv+carta stampata) a essere un prodotto commerciale competitivo per assicurarsi accessi\/vendite e quindi poter rivendere dati\/spazi agli inserzionisti pubblicitari. Questo non preclude la possibilit\u00e0 di essere anche un servizio pubblico, o meglio di fare servizio pubblico ma, chiaramente, vincola molto lo sviluppo di tematiche di scarso richiamo immediato che richiederebbero tempi di fruizione maggiore con meno possibilit\u00e0 di introiti pubblicitari. Se poi si pensa che anche \u201cil\u201d servizio pubblico per eccellenza, cio\u00e8 le emittenti che fanno capo alla televisione di stato devono, in qualche modo, sottostare a certe logiche, allora si capisce bene quando l\u2019ago della bilancia penda nettamente pi\u00f9 a favore del prodotto commerciale che del servizio pubblico.<\/p>\n<ol start=\"9\">\n<li><strong>Che significa essere un buon giornalista?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Raccontare un fatto, una storia o un fenomeno sociale al meglio delle proprie possibilit\u00e0 e con gli strumenti di cui si dispone, attenendosi per quanto possibile a una verit\u00e0 oggettiva ma non disdegnando l\u2019interpretazione di quanto si cerca di portare all\u2019attenzione del pubblico. Pubblico che, per\u00f2, deve essere messo al corrente di tale interpretazione.<\/p>\n<ol start=\"10\">\n<li><strong>Come sei venuto a conoscenza del Premio? <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Tramite social media.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Lattanzi (Carrara, 1987), \u00e8 un giornalista pubblicista e videomaker che lavora e vive a Milano. Laureato in Scienze della Politica e dei Processi Decisionali si occupa di realizzare contenuti video e documentari per il Gruppo Gedi, in particolare per i siti di Repubblica e La Stampa. 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