{"id":2161,"date":"2022-01-25T11:58:19","date_gmt":"2022-01-25T10:58:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/?p=2161"},"modified":"2022-01-25T11:58:19","modified_gmt":"2022-01-25T10:58:19","slug":"il-capitale-nascosto-del-paese-ferruccio-de-bortoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/il-capitale-nascosto-del-paese-ferruccio-de-bortoli\/","title":{"rendered":"Il capitale nascosto del paese &#8211; Ferruccio de Bortoli"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Ferruccio de Bortoli<\/strong>\u00a0&#8211; Giornalista, gi\u00e0 direttore del Corriere della Sera e de IlSole24ore<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/e2q4z7Mo09Y?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>\u201cSono onorato di poter intervenire in questa occasione, nell\u2019ambito della cerimonia di consegna del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia. Nella mia relazione vorrei sottolineare l\u2019importanza di un giornalismo che vada a vedere, ascolti, comprenda tutte le situazioni \u2026 che si metta nei panni degli altri, anche di coloro che possono essere in un momento troppo distanti da quelle che sono le fonti di informazione classiche; vorrei cio\u00e8 rivalutare fino in fondo la straordinaria importanza del lavoro del cronista; pur con le nuove tecnologie straordinarie che consentono &#8211; ma spesso ingannano &#8211; di capire le cose a distanza, un cronista moderno ha bisogno di rendersi conto, di vedere con i propri occhi, di ascoltare la voce delle persone coinvolte, di mettersi &#8211; come dicevo &#8211; nei panni degli ultimi, degli sconfitti, anche di quelli che sono ai bordi, che sono accusati di qualcosa.<\/p>\n<p>\u00c8 una forma di attenzione alle persone, senza pregiudizi, nel tentativo di capire e quindi di nutrire lo spirito critico di un\u2019opinione pubblica che spesso, anche in una fase di diffusione disordinata e di nuove colate dei social network, pu\u00f2 essere formata da persone che, magari riunite da algoritmi pensano soltanto in una direzione, vanno soltanto nella direzione di una ricerca di informazioni che corroborino le loro opinioni, se non i loro pregiudizi.<\/p>\n<p>Questa funzione del cronista \u00e8 stata prima molto bene sottolineata da Carlo Verna, da Paola Spadari e dagli interventi che si sono succeduti (durante i saluti istituzionali che hanno preceduto l\u2019inizio del corso-convegno, ndr). Il capitale sociale di questo Paese \u00e8 straordinariamente vasto e profondo. Insisto sempre su questo aspetto, perch\u00e9 comunque anche e soprattutto nel corso della pandemia, che non \u00e8 ancora finita purtroppo, abbiamo visto quanto siano importanti le relazioni personali, quanto siano decisive le comunit\u00e0 &#8211; anche le pi\u00f9 piccole &#8211; e come vi sia stata una grande forma di solidariet\u00e0. Il 60 per cento degli italiani ha donato qualcosa agli altri in difficolt\u00e0. Ma soprattutto gran parte degli italiani &#8211; e questo \u00e8 un piccolo primato che il nostro ha rispetto agli altri Paesi con i quali si confronta spesso in termini negativi &#8211; ha donato il proprio tempo a favore degli altri. Questa constatazione sul capitale sociale nascosto del nostro Paese \u00e8 di una straordinaria importanza. Ecco perch\u00e9, noi abbiamo il dovere di raccontare questo capitale sociale, abbiamo il dovere di valorizzare le buone pratiche, che sono tante, che tra l\u2019altro nella solidariet\u00e0 e nel volontariato non c\u2019\u00e8 poi neanche tanta differenza tra zone e regioni del nostro Paese (come le differenze ampliate di reddito lascerebbero supporre), a dimostrazione di come nella storia del carattere degli italiani, quando si ha poco si valuta in maniera diversa il rapporto con gli altri\u00a0 e si d\u00e0 un valore diverso al bene comune. Mi auguro che questa pandemia ci porti a raccontare meglio, di pi\u00f9, il bene comune.<\/p>\n<p>Qui dobbiamo fare, per\u00f2, una piccola sottolineatura. Abbiamo bisogno di giornalisti che raccontino il sociale, abbiamo bisogno di persone che raccontino il bene, che lo raccontino bene e anche in una forma avvincente, perch\u00e9 voi sapete &#8211; soprattutto chi, come il sottoscritto, ha fatto un po\u2019 di cronaca nera &#8211; che i vecchi capi cronisti dicevano (non soltanto loro perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche una vasta letteratura in proposito) che addirittura c\u2019\u00e8 pi\u00f9 romanzo nel male che nel bene. Ma no, non \u00e8 cos\u00ec. C\u2019\u00e8 pi\u00f9 romanzo nel bene, ma si tratta di raccontarlo bene, cos\u00ec come sul versante del volontariato e di chi si occupa di questioni sociali, quel bene va fatto bene. Il giornalista pu\u00f2 essere estremamente utile non solo nel raccontare quello che sta accadendo, ma anche nel raccontarlo mantenendo la sua indipendenza di giudizio, la sua freschezza nell\u2019approcciare una serie di temi, nel raccontare anche ci\u00f2 che non va bene, pure laddove si fa del bene, perch\u00e9 questa \u00e8 la funzione di un cronista. Il sociale non ha bisogno di cantori acritici. Qui dobbiamo uscire un po\u2019 da questo equivoco. Guardate, c\u2019\u00e8 l\u2019equivoco che quando si critica una determinata operazione, una determinata attivit\u00e0, sembra quasi che ci si opponga al fatto che si stia comunque facendo del bene. Ecco, per\u00f2, quel bene deve essere fatto senza sprechi, raggiungendo le pi\u00f9 importanti sinergie, cercando di dilatare il pi\u00f9 possibile l\u2019offerta del bene. Io la chiamo \u201cdividendo del bene\u201d. Ma per fare questo bisogna essere molto attenti a sottolineare e a criticare. Guardate, quando c\u2019\u00e8 una critica non c\u2019\u00e8 una mancanza di rispetto nei confronti di chi si sta dando da fare per gli altri. \u00c8 una forma di attenzione critica, ma di grande rispetto nei confronti di tutti coloro che siano impegnati in una associazione di volontariato. Questo vale per l\u2019ambito cattolico, cos\u00ec come vale per l\u2019ambito laico. In Italia ci sono quei sei o sette milioni di persone che sono impegnate in operazioni di volontariato, nel fare del bene. Un milione di persone ha un posto di lavoro che \u00e8 legato al terzo settore, ci sono 350 mila organizzazioni. Allora, non solo dobbiamo evidenziare la funzione civile e la centralit\u00e0 in Paese democratico di cronisti indipendenti, preparati (mi \u00e8 piaciuta per esempio la sottolineatura sulla formazione), ma dobbiamo anche uscire dall\u2019equivoco che il racconto del bene debba essere, sempre, un racconto acritico. No, deve essere, come \u00e8 giusto che sia per ogni buon giornalista, un racconto critico, perch\u00e9 il terzo settore non \u00e8 un semplice soggetto sussidiario dell\u2019intervento pubblico, non \u00e8 neanche un (punto) dello Stato nella gestione dei servizi, cos\u00ec come il privato sociale non pu\u00f2 essere un prolungamento di forme di mecenatismo \u2026 e ce ne sono tante nella nostra societ\u00e0. A volte sono sicuramente virtuose, sono la proiezione di testimonianze, di slanci generosi, per\u00f2 a volte sono, se posso dire, un po\u2019 troppo attente al ritorno di immagine. E dobbiamo fare attenzione a non privilegiare alcune attivit\u00e0 &#8211; faccio solo un esempio di come potrebbe essere importante la funzione del cronista &#8211; che sono soltanto dirette per avere un ritorno di immagine, parlo del privato sociale, del mecenatismo, di molte persone che si danno comunque da fare. Beh, insomma, alcuni bisogni danno un ritorno di immagine superiore, altri bisogni ben pi\u00f9 gravi, rischiano di essere trascurati, perch\u00e9 non danno un ritorno di immagine. Questo lo vediamo in molte attivit\u00e0. Certamente d\u00e0 un ritorno di immagine superiore occuparsi del patrimonio artistico, ne d\u00e0 molto di meno occuparsi di immigrati, di integrazione, oppure per esempio occuparsi di minori che vanno strappati dal carcere, portati in comunit\u00e0 e allontanati dal rischio di recidiva. Penso che il cronista del sociale debba essere un cronista attento anche a segnalare le criticit\u00e0 di un mondo straordinario, fantastico, diffuso, profondo, ricco, ma che ha dei difetti. A volte per esempio, voi sapete che molte delle attivit\u00e0 sono legate a dei dolori personali e familiari e che producono tantissime associazioni, in ricordo di persone che non ci sono pi\u00f9. Sono testimonianze non solo di dolori personali, ma anche della voglia di ricordare i propri cari nel fare qualcosa per gli altri. Ma anche la generosit\u00e0 pu\u00f2 essere irrazionale, pu\u00f2 essere contraria al raggiungimento degli scopi statutari di una determinata associazione: allora questo pu\u00f2 essere un limite. Raccontare queste realt\u00e0 vuol dire farle crescere insieme. Un altro dei difetti del mondo del sociale &#8211; poi ne enumereremo naturalmente i tantissimi pregi &#8211; \u00e8 il fatto che difficilmente si fanno sinergie. Ognuno \u00e8 geloso della propria piccola &#8211; anche se preziosissima &#8211; attivit\u00e0. Ma quello che stiamo vivendo, i nuovi bisogni e le nuove povert\u00e0 relative e assolute hanno bisogno di associazioni che si mettano insieme e che magari rinuncino al proprio nome, ma che aumentino il dividendo del bene: questo \u00e8 fondamentale che accada. L\u2019altro aspetto che volevo sottolineare \u00e8 che un donatore non vuole disperdere il proprio gesto di bont\u00e0 e quindi deve pretendere la massima trasparenza e la massima efficienza dalle associazioni e dalle organizzazioni del cosiddetto terzo settore. Il donatore, infatti, a differenza del finanziatore che mette in conto la perdita del proprio capitale, non accetta l\u2019idea che il proprio contributo possa finire in strutture assolutamente inefficienti. Il racconto del sociale deve essere fatto da cronisti attenti, che danno il cuore svolgendo il mestiere fino in fondo, ma che devono avere qualche volta la freddezza di distaccarsi un po\u2019 dalla vicenda. Il cronista, se infatti \u00e8 troppo prigioniero della propria emotivit\u00e0, finisce con il far male il proprio mestiere, per essere totalmente riassunto dal fatto che vuole descrivere. \u00c8 utile la figura del giornalista che mantiene una certa freddezza, che rimane professionista anche quando il suo cuore \u00e8 coinvolto, quando partecipa emotivamente e condivide in pieno le finalit\u00e0 di un\u2019associazione, ma che continua a svolgere il proprio mestiere. Se non intende questo tipo di dimensione e questo tipo di distacco diventa totalmente inutile come giornalista. Pu\u00f2 essere, certo, una parte di una associazione di cui condivide le finalit\u00e0. Benissimo! Ma \u00e8 un altro mestiere, un\u2019altra condizione dell\u2019essere umano e del cittadino. Questo esempio che riguarda il capitale sociale, vale a maggior ragione anche per le altre attivit\u00e0 umane. Vorrei alla fine, proprio per questo, spezzare ancora di pi\u00f9 una lancia sull\u2019utilit\u00e0 del cronista, che si mette nei panni anche degli altri, cerca di guardare al fatto che deve descrivere anche mettendosi da un punto di osservazione diverso. Oggi noi, anche grazie ai social network e grazie alla straordinaria tecnologia che abbiamo a disposizione rischiamo per\u00f2 di guardare tutti i fatti dallo stesso punto di osservazione, di avere uno spirito critico assai modesto e di essere un po\u2019 confusi nell\u2019onda di piena che si stabilisce magicamente nella giornata, nel flusso delle informazioni, delle opinioni e delle tendenze. Dobbiamo invece cogliere l\u2019occasione di descrivere quanto sia importante il capitale sociale in questo passaggio storico importante per il nostro Paese. Guardate, il capitale sociale italiano \u00e8 cos\u00ec vasto, profondo, utile e diffuso che probabilmente rappresenter\u00e0 un vantaggio competitivo per il nostro Paese nel passaggio ad un\u2019economia diversa, ai temi dell\u2019inclusione, della sostenibilit\u00e0 non solo ambientale ma sociale. Ancora di pi\u00f9, per\u00f2, se questo capitale sociale \u00e8 cos\u00ec importante, fondamentale per il nostro futuro &#8211; e non soltanto per far fronte alle necessit\u00e0 e ai dolori e per rendere possibili gesti di amore e anche di testimonianza di memoria del bene, come nel caso del vostro Premio giornalistico &#8211; bene, a maggior ragione abbiamo bisogno di cronisti attenti, che descrivano bene, che siano indipendenti, anche distaccati, ma non freddi, perch\u00e9 cos\u00ec si riesce naturalmente a rendere conto all\u2019opinione pubblica di quello che sta accadendo, in modo che si possa avere un\u2019opinione corretta, avvertita, responsabile, critica, che forse si apprezzer\u00e0 ancora di pi\u00f9 e molto di pi\u00f9 &#8211; e questo \u00e8 un messaggio straordinariamente positivo soprattutto per i ragazzi che ci stanno ascoltando (la conferenza \u00e8 stata trasmessa anche online, ndr.) &#8211; che il nostro \u00e8 un bellissimo mestiere, ma che \u00e8 anche una missione civile, indispensabile, irrinunciabile, importante. Grazie\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ferruccio de Bortoli\u00a0&#8211; Giornalista, gi\u00e0 direttore del Corriere della Sera e de IlSole24ore \u201cSono onorato di poter intervenire in questa occasione, nell\u2019ambito della cerimonia di consegna del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia. 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