{"id":2611,"date":"2023-07-03T12:33:50","date_gmt":"2023-07-03T10:33:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/?p=2611"},"modified":"2023-07-03T12:33:50","modified_gmt":"2023-07-03T10:33:50","slug":"intervista-a-giulia-cristina-ghirardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionevivaale.org\/premioalessandrabisceglia\/intervista-a-giulia-cristina-ghirardi\/","title":{"rendered":"Intervista a Giulia Cristina Ghirardi"},"content":{"rendered":"\n<ol>\n<li><strong>Un Premio Giornalistico pu\u00f2 realmente sensibilizzare l\u2019opinione pubblica su un tema cos\u00ec specifico?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Una volta una persona mi ha detto che il cambiamento \u00e8 un mare. E che tutti noi, le cose facciamo, i gesti, i pensieri che coltiviamo non siamo altre che tante piccole gocce in questo grande mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco io credo che non esista un\u2019unica via, un\u2019unica maniera in grado di sensibilizzare l\u2019intera opinione pubblica. Esistono tanti pubblici, tante personalit\u00e0, tante persone differenti. Cos\u00ec come esistono tante modalit\u00e0 che possono contribuire a diffondere un messaggio, un\u2019idea, un cambiamento. Cos\u00ec sarebbe utopico pensare e credere che un Premio Giornalistico possa carezzare la sensibilit\u00e0 di ciascuno ma si pu\u00f2 verosimilmente credere che abbia per lo meno la forza di imprimersi nella memoria di qualcuno acquisendo cos\u00ec la forza di contaminarne le azioni future.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo premio \u00e8 un goccia, magari non sufficiente a cambiare le cose, ma estremamente necessaria a sensibilizzarle.<\/p>\n\n\n\n<p> 2. <strong>Qual \u00e8 la storia o il caso che hai raccontato che ti ha segnato di pi\u00f9?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 capitato di piangere facendo un\u2019intervista. Una volta, non mi era mai successo prima di allora. Era il 5 marzo 2023. Parlavo con una ragazza di nome Hansini, una di quelle voci che non sono che dolore e passione allo stesso tempo. Lei \u00e8 una delle fondatrici di un\u2019associazione che si occupa del fenomeno della povert\u00e0 di strada. Io allora stavo lavorando ad un servizio relativo al tema dell\u2019homelessness nella citt\u00e0 di Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei raccontava della sofferenza, delle difficolt\u00e0 che esistono intrinsecamente collegate a questa tematica. Mi ha parlato di tanti nomi che riempiono le strade di Milano e di come queste rimangano tragicamente prive di vita. Abbiamo parlato di come Milano sia scintillante, la citt\u00e0 della fortuna, la citt\u00e0 del progresso, di come sia in grado di sedurre e di come paradossalmente allo stesso tempo lasci tragicamente morire di solitudine molte delle persone che ne percorrono le strade.<\/p>\n\n\n\n<p>E nei suoi racconti, nell\u2019impossibilit\u00e0 forzata di trovarsi parte di un sistema non sempre giusto, nel sacrificio, nella dedizione delle persone nelle sue parole mi \u00e8 sembrato di scorgere un po\u2019 il senso dell\u2019umanit\u00e0: tragica e bellissima.<\/p>\n\n\n\n<p>3.<strong> \u00c8 possibile raccontare la sofferenza senza rinunciare all\u2019oggettivit\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un sociologo statunitense di nome Blumer ha scritto che i problemi sociali esistono soltanto quando vengono definiti come tali all\u2019interno di una determinata societ\u00e0, che essi non esistono in quanto realt\u00e0 oggettive poich\u00e9 impattano persone diverse in maniere differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Blumer queste cose le scrive negli anni \u201870 eppure credo siano ancora perfettamente applicabile alla vastit\u00e0 dei problemi sociali di cui il mondo \u00e8 infetto oggi. Non credo che sia possibile parlare della sofferenza in maniera totalmente oggettiva. Siamo umani e in quanto tali, seppur in maniera differente, sentiamo, entriamo in relazione con le emozioni e i sentimenti che ci circondano. E credo che questa umanit\u00e0 sia da conservare e da usare per parlare delle tematiche sociali e tanto pi\u00f9 della sofferenza. Credo che il punto sia piuttosto un altro: non lasciarsi andare a questo sentire, a questo soffrire ed empatizzare nel momento in cui si parla della sofferenza per non cadere in una sua strumentalizzazione o teatralizzazione. Non utilizzare la sofferenza per suscitare pathos forzato nel lettore, non utilizzarla insomma con finalit\u00e0 diverse da quella di advocacy di un problema in un\u2019ottica di denuncia e sensibilizzazione. E per farlo \u00e8 necessario andare in profondit\u00e0, parlare della sofferenza attraverso chi veramente la esperisce e la vive sulla propria pelle e parlare attraverso le loro parole, guardare negli occhi il lettore attraverso i loro di occhi e smetterla di parlare secondo il nostro punto di vista, di parlare attraverso le nostre attorie ma iniziare a farlo attraverso le loro.<\/p>\n\n\n\n<p>4.<strong> La Comunicazione Sociale \u00e8 un tema che trova spazio sulle testate?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Difficilmente la comunicazione sociale trova oggi spazio nelle agende setting dei media contemporanei, relegata per lo pi\u00f9 (e al massimo) nelle ultime pagine di un quotidiano o tra le ultime notizie di un telegiornale. Il fatto \u00e8 che se si considerano le quattro grandi arene pubbliche (discorso giornalistico, discorso politico, mondo delle fondazioni e non profit e quello di internet e dei social media) la comunicazione sociale fatica a trovare spazio e tempo sopraffatta il pi\u00f9 delle volte dalla competizione retta dalla politica, dell\u2019economia o dallo sport.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo perch\u00e9 la comunicazione sociale \u00e8 faticosa, richiede sforzo, \u00e8 dolorosa e a nessuno piace prestare attenzione alla sofferenza dopo una lunga giornata di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>E al contempo manca chi questo mondo sappia raccontarlo. Manca chi sappia comunicare l\u2019urgenza delle tematica, svestendola dalla fatica e sottraendo il lettore a questo sforzo cognitivo, in maniera moderna e innovativa. Perch\u00e9 credo che soltanto con una rivoluzione paradigmatica la comunicazione sociale potr\u00e0 tentare di conquistare maggior spazio nel dibattito pubblico e cos\u00ec di sprigionare la sua forza di creare cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>5.<strong> Secondo te bisogna raccontare notizie sempre nuove?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ritengo fondamentale seguire e narrare l\u2019attualit\u00e0 e gli eventi pi\u00f9 recenti della storia contemporanea perch\u00e9 non si pu\u00f2 ignorare il cambiamento costante nel quale siamo immersi. Al contempo credo per\u00f2 imprescindibile che lo sguardo si volga necessariamente anche verso il passato. Perch\u00e9, ricordando il detto <em>Historia magistra vitae,<\/em> soltanto ascoltando e guardando al passato si pu\u00f2 pensare di poter costruire un futuro migliore. E questo diventa tanto pi\u00f9 importante quando si parla di problematiche di tipo sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>6.<strong> Le testate, oggi, secondo te sono prodotti commerciali o servizi pubblici?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo in un mondo comunicativo ibridato ed in costante evoluzione. E in un tale scenario inevitabilmente anche i mass media sono mutati e da prodotti di servizio pubblico sono diventati sempre pi\u00f9 prodotti commerciali asserviti all\u2019inevitabile confronto con il gusto e il desiderio del pubblico. \u00c8 impensabile infatti oggi pensare di poter prescindere l\u2019opinione dell\u2019audience. Per questo quello che era pura informazione \u00e8 diventata oggi, nella maggior parte dei casi, un prodotto di infotainment. Con questo non voglio dire che non esistano prodotti comunicativi di servizio pubblico quanto piuttosto sottolineare la difficolt\u00e0 di riconoscere quali tra tutti continuino ad esserlo. La difficolt\u00e0 oggi \u00e8 comprendere i cambiamenti sostanziali che sono in atto e cercare di trovare un equilibrio che rispetti questi cambiamenti pur mantenendo quell\u2019integrit\u00e0 sostanziale e connatura che dovrebbe appartenere alla professione giornalistica nel fare informazione, nello svolgimento del proprio pubblico servizio.<\/p>\n\n\n\n<p>7.<strong> \u00c8 possibile fare informazione su tematiche sensibili senza creare allarmismi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Credo che sia assolutamente possibile fare informazione senza necessariamente creare allarmismo. Questo per\u00f2 sta a chi l\u2019informazione la produce pi\u00f9 che all\u2019informazione stessa. Ogni notizia pu\u00f2 essere narrata e per ognuna di esse esiste un equilibrio con cui farlo. Sta all\u2019abilit\u00e0 e al buon senso di ogni comunicatore cercare quell\u2019equilibrio e seguirlo nel rispetto della notizia quanto, al contempo, nel rispetto del proprio pubblico per offrire un\u2019informazione quanto pi\u00f9 giusta e veritiera possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>8.<strong> Come sei venuto a conoscenza del Premio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso alcuni miei colleghi di lavoro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una volta una persona mi ha detto che il cambiamento \u00e8 un mare. E che tutti noi, le cose facciamo, i gesti, i pensieri che coltiviamo non siamo altre che tante piccole gocce in questo grande mare. Ecco io credo che non esista un\u2019unica via, un\u2019unica maniera in grado di sensibilizzare l\u2019intera opinione pubblica. 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