DAL NOTIZIARIO 64 – giugno 2026
RUBRICA HELPLINE: Normative, disabilità e Anomalie Vascolari in collaborazione con l’avvocato E. Stasi Referente legale Fondazione Viva Ale

Prendersi cura di una persona cara non autosufficiente è un gesto di grande valore umano e sociale, ma comporta spesso un impegno quotidiano che incide profondamente sulla vita personale, familiare e professionale.
Il caregiver familiare, infatti, non si limita ad assistere il proprio congiunto nelle attività di tutti i giorni, ma si occupa anche dell’organizzazione delle cure, degli adempimenti amministrativi e della gestione complessiva dei bisogni della persona assistita.
Questa responsabilità può generare affaticamento fisico e psicologico, isolamento, preoccupazione costante e difficoltà nel conciliare lavoro e assistenza. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni si è rafforzata l’attenzione delle istituzioni verso il riconoscimento di misure che consentano ai caregiver di continuare a svolgere la propria attività lavorativa senza essere penalizzati.
Un importante passo avanti è arrivato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, con la sentenza C-38/24 dell’11 settembre 2025, ha esteso ai caregiver familiari il principio degli “accomodamenti ragionevoli”, già previsto a tutela delle persone con disabilità.
Pur non essendo direttamente persone disabili, i caregiver possono infatti trovarsi in una situazione di svantaggio a causa delle esigenze assistenziali legate al familiare di cui si prendono cura.
Gli accomodamenti ragionevoli consistono in modifiche o adattamenti necessari e appropriati, che non comportino un onere eccessivo per il datore di lavoro, finalizzati a garantire pari opportunità e piena partecipazione alla vita lavorativa.
Il concetto trova origine nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ed è diventato, nel tempo, uno strumento fondamentale per favorire inclusione e uguaglianza. Anche il nostro ordinamento si è mosso in questa direzione.
Il Decreto Legislativo n. 62 del 2024 ha rafforzato il sistema di tutela delle persone con disabilità e introdotto una definizione più precisa degli accomodamenti ragionevoli, individuandoli come misure necessarie, pertinenti e adeguate da valutare in relazione alle esigenze concrete, al contesto lavorativo e alle risorse disponibili. Particolarmente significativa è poi la recente sentenza n. 9104 della Corte di Cassazione, depositata il 13 aprile scorso, che ha consolidato l’orientamento europeo riconoscendo una protezione più ampia per i caregiver familiari.
La Corte ha affermato che può configurarsi una discriminazione indiretta non soltanto nei confronti del lavoratore con disabilità, ma anche di chi subisce uno svantaggio a causa dell’assistenza prestata a un familiare disabile. Il caso riguardava una dipendente ATAC, madre di un figlio con disabilità, che aveva richiesto l’assegnazione stabile al turno mattutino per poter conciliare meglio lavoro e attività di cura. Dopo il rigetto della richiesta nei precedenti gradi di giudizio, la Cassazione ha evidenziato come non fosse stata adeguatamente valutata la necessità di una soluzione strutturale e duratura, coerente con una condizione assistenziale permanente.
La pronuncia chiarisce alcuni principi destinati ad avere un impatto concreto nella vita di molte famiglie. In presenza di una disabilità stabile, non sono sufficienti misure temporanee o occasionali; il datore di lavoro deve valutare accomodamenti adeguati e continuativi, purché non sproporzionati rispetto all’organizzazione aziendale.
Inoltre, trattare allo stesso modo situazioni caratterizzate da esigenze profondamente diverse può costituire una forma di discriminazione. Anche il mancato confronto con il lavoratore su possibili soluzioni alternative può risultare lesivo dei suoi diritti. Queste decisioni rappresentano un importante riconoscimento del ruolo svolto quotidianamente dai caregiver familiari. La cura di una persona fragile non può essere considerata un fatto esclusivamente privato, ma una responsabilità sociale che richiede strumenti concreti di sostegno.
Favorire la conciliazione tra lavoro e assistenza significa tutelare la dignità delle persone con disabilità e, al tempo stesso, valorizzare chi ogni giorno se ne prende cura.