Intervista a Giovanni Sofia

Giovanni Sofia ha 28 anni ed è nato a Messina. Sta completando la Scuola Superiore di Giornalismo “Massimo Baldini”, presso l’università Luiss di Roma, città in cui vive da due anni. È laureato in Giurisprudenza all’ateneo di Messina e ha svolto due stage alla redazione Cronaca di Roma de Il Messaggero. Scrive di sport per il sito Gianlucadimarzio.com, ma con la stessa propensione si dedica, oltre alla carta stampata e al web, a radio e tv. Per la WeSport Srls prepara e monta servizi video, mentre per l’emittente Radio Amore racconta partite di calcio. Ha co-condotto “Contropiede”, programma di approfondimento sportivo su la rete messinese TcfTv e fa parte dell’ufficio stampa della Fondazione di Partecipazione Erasmo, in prima linea sui temi di mobilità e integrazione europea. Parla inglese e spagnolo ed è un grande appassionato di ciclismo.

 

Partecipare a un Premio Giornalistico di un tema così specifico è stata una sfida?

Quando ci si approccia a un concorso, ci vuole sempre un po’ di sano spirito agonistico. Dare il massimo per cercare di arrivare il più lontano possibile. Ritengo sia questa l’unica ricetta per non avere rimpianti. Il tema è affascinante, ma mentirei se dicessi che ho inviato l’elaborato soltanto per il gusto di partecipare.

La Comunicazione Sociale: è un tema che trova spazio sulle testate?

Abbastanza, specialmente nell’ultimo periodo. Al netto degli episodi deprecabili, ho notato anche tanto spirito solidale: su questo ha influito molto l’esempio diffuso attraverso i mezzi di comunicazione. Di storie di aggregazione, uguaglianza e integrazione, comunque, non si smette mai di avere bisogno. Ben vengano, allora, articoli, reportage, servizi e premi come questo.

Le parole, in un tema come quello del PGAB, si scelgono o sono già scelte?

Molte vengono da dentro, sono l’immedesimazione nella storia e la voglia di trasmetterla all’esterno a fare la differenza.

Le notizie devono essere sempre nuove?

E’ fondamentale.

Le testate, oggi, secondo te sono prodotti commerciali o servizi pubblici?

La piega sembra più proiettata al profitto, ma ci sono anche prodotti dalla qualità elevata. L’aspetto commerciale, comunque, è difficile da condannare completamente. Viviamo in tempi di magra e i giornali restano aziende composte da lavoratori con famiglie, a cui, comunque vada, bisogna riconoscere uno stipendio alla fine del mese.

Chi è oggi, secondo te, un buon giornalista?

Chi cerca storie nuove e si preoccupa di verificarle.

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