Intervista a Luca Zanini

Gaetano Luca Zanini è nato a Caserta, ma è cresciuto all’ombra del Vesuvio, a Portici, in provincia di Napoli. Dal 2014 è giornalista pubblicista, ma da sempre ama scrivere e scoprire il perché delle cose. Mentre coltivava la passione per la politica estera e per la tecnologia, si è laureato in Lettere Moderne alla “Federico II” di Napoli e poi ha continuato il mio percorso di studi a Roma, conseguendo la laurea in Editoria e Giornalismo a “Roma Tre”. Nel mezzo, un’esperienza di tre mesi a Londra per frequentare il master in giornalismo della London School of Journalism. Ha scritto di cronaca e politica locale per Il Mattino di Napoli, finché non ha vinto una borsa di studio per la Scuola di Giornalismo della Luiss. Qui ha avuto l’opportunità di fare prima uno stage alla redazione romana de La Stampa e poi a quella del Messaggero, con cui attualmente collabora.

 

Partecipare a un Premio Giornalistico di un tema così specifico è stata una sfida?

La vera sfida è stata soprattutto quella di rendere comprensibili alcuni termini scientifici che senza un’adeguata contestualizzazione sarebbero risultati incomprensibili a un pubblico più vasto rispetto a quello degli addetti ai lavori.  L’altra faccia della medaglia, però, è il rischio di semplificare troppo e risultare imprecisi. La difficoltà di trattare tematiche così specifiche sta proprio nel trovare un giusto bilanciamento tra semplicità e accuratezza.

La Comunicazione Sociale: è un tema che trova spazio sulle testate?

La comunicazione sociale è un tema troppo spesso relegato alle testate di settore e trascurato invece dalle testate generaliste nonostante offra numerosi spunti di riflessione e storie interessanti. Proprio per questo credo che i temi che gravitano attorno alla comunicazione sociale dovrebbero trovare più spazio non solo nelle testate giornalistiche ma anche nel dibattito nazionale.

Le parole, in un tema come quello del PGAB, si scelgono o sono già scelte?

“Le parole sono importanti” diceva il protagonista di un celebre film. Le parole hanno sempre un peso specifico che va al di là delle nostre intenzioni: quando le usiamo, comunichiamo anche valori, disvalori e le nostre sovrastrutture mentali pregresse, a volte anche inconsciamente. Quindi le parole vanno sempre scelte con attenzione, a maggior ragione quando si tratta di tematiche collegate alla comunicazione sociale.

Le notizie devono essere sempre nuove?

In linea di massima, sì. Ci sono alcuni casi, però, in cui l’elemento di novità è dato da una diversa chiave di lettura di un fenomeno già noto, oppure casi in cui un episodio accaduto in precedenza, assume nuova rilevanza a seguito di eventi successivi.

Le testate, oggi, secondo te sono prodotti commerciali o servizi pubblici?

Le testate giornalistiche, così come i libri o il cinema, si sono sempre collocate a metà strada tra i prodotti commerciali, prodotti culturali e il servizio pubblico. Nonostante siano “sul mercato”, e debbano sottostare alle sue regole interne, non possono essere definiti come prodotti commerciali veri e propri perché svolgono una funzione di arricchimento culturale per chi li acquista. Inoltre il giornale svolge una funzione pubblica fondamentale, perché solo dei cittadini ben informati permettono a una democrazia di funzionare correttamente.

Chi è oggi, secondo te, un buon giornalista?

Milena Gabanelli

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