Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia: dieci anni di storie sguardi e responsabilità

COMUNICATO STAMPA

Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia: dieci anni di storie, sguardi e responsabilità.
Il 24 settembre a Roma il giornalismo sociale si interroga sul futuro

Generazioni di giornalisti a confronto all’Università LUMSA per la X edizione del Premio dedicato ad Alessandra Bisceglia

ROMA – Dieci anni possono cambiare profondamente una professione. Cambiano i linguaggi, gli strumenti, i tempi del lavoro e il modo in cui una società sceglie di raccontare se stessa. Ma, dentro questa trasformazione, ci sono valori destinati a rimanere centrali: la qualità dell’informazione, l’attenzione alle persone, la responsabilità delle parole.

È da qui che parte la X edizione del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale, che giovedì 24 settembre 2026, dalle ore 14:00, riunirà nell’Aula Magna dell’Università LUMSA di Roma, in Borgo Sant’Angelo 13, giornalisti, professionisti dell’informazione, accademici e giovani talenti.

Un appuntamento speciale, quello del decennale, dedicato a una domanda che guarda al futuro: “Giornalismo sociale, cosa c’è all’orizzonte? Dieci anni di Premio Bisceglia. Generazioni di giornalisti a confronto”.

Il tema scelto invita a fare il punto sul percorso compiuto e, allo stesso tempo, ad aprire una riflessione su ciò che attende il giornalismo sociale nei prossimi anni. Il Premio, nato dalla Fondazione Alessandra Bisceglia Viva Ale nel ricordo della giornalista e autrice televisiva lucana Alessandra Bisceglia, ha costruito nel tempo uno spazio di incontro e di crescita per professionisti e giovani giornalisti, ponendo al centro la qualità del racconto di fragilità, malattia, disabilità, inclusione e temi sociali.

Il decennale diventa così un’occasione per interrogarsi non soltanto su quanto sia cambiato il modo di fare informazione, ma anche su ciò che il giornalismo deve continuare a garantire alle persone e alla società.

Ad aprire i lavori sarà Raffaele Lombardi, Associato di Sociologia della Comunicazione dell’Università LUMSA, che presenterà i risultati dell’indagine “Capitale simbolico, impegno civile e fragilità professionale nel giornalismo sociale contemporaneo”, realizzata attraverso un questionario rivolto ai vincitori delle dieci edizioni del Premio.

La ricerca consentirà di osservare il percorso del Premio da una prospettiva particolare: non soltanto quella di un riconoscimento giornalistico, ma quella di una comunità professionale che, nell’arco di dieci anni, ha attraversato e in parte anticipato le trasformazioni dell’informazione italiana.

Due generazioni, una professione in trasformazione

Il confronto entrerà nel vivo attraverso due tavole rotonde. La prima, “Il giornalismo sociale oggi: trasformazioni, modelli, linguaggi”, sarà moderata da Andrea Garibaldi, Direttore di professionereporter.eu e Presidente della Giuria del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia.

Al tavolo si confronteranno Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Roberto Natale, componente del Consiglio di amministrazione Rai; Ferruccio de Bortoli, già Direttore del Corriere della Sera e de Il Sole 24 Ore; Sara Del Dot e Davide Arcuri, giornalisti freelance; Alessio Lasta, giornalista e inviato de Lo stato delle cose su Rai 3.

La seconda tavola rotonda, “Il giornalismo sociale domani: sfide, scenari, prospettive anche alla luce del nuovo codice deontologico”, sarà moderata da Mirella Taranto, Capo ufficio stampa dell’Istituto Superiore di Sanità.

Interverranno Carlo Chianura, Direttore del Master in Giornalismo LUMSA; Oreste Lo Pomo, Vicepresidente nazionale commissione giuridica dell’Ordine dei Giornalisti; Mauro Mazza, già Direttore del Tg2 e di RaiUno; Simona Berterame, giornalista di Fanpage; Agnese Palmucci, giornalista di Avvenire; Marianna Grazi, giornalista de La Nazione/Luce!.

Due tavoli, due prospettive e una medesima questione di fondo: come sta cambiando il giornalismo e quali responsabilità non possono essere messe in discussione?

In un ecosistema informativo sempre più veloce e frammentato, segnato dalla moltiplicazione delle piattaforme, dall’evoluzione delle tecnologie e da nuovi modelli di produzione e consumo dei contenuti, il giornalismo sociale è chiamato a confrontarsi con scenari inediti. La sfida è continuare a raccontare la complessità senza ridurla a stereotipo, dare voce senza sostituirsi alle persone, informare senza perdere di vista la dignità di chi viene raccontato.

È proprio in questa prospettiva che il confronto tra generazioni assume un significato particolare. L’esperienza di chi ha attraversato le grandi trasformazioni dell’informazione incontra lo sguardo di chi oggi sta costruendo il proprio percorso professionale. Non due mondi separati, ma esperienze diverse chiamate a dialogare, confrontarsi e contaminarsi.

Il Premio e le nuove generazioni

Al termine dei lavori si terrà la cerimonia di premiazione della X edizione del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale.

A presentare i lavori e a consegnare i riconoscimenti saranno Fabio Zavattaro, Direttore scientifico del Master in Giornalismo LUMSA, Rita Pinci, giornalista di TV2000, e Roberto Giacobbo, giornalista e conduttore televisivo.

Il Premio è rivolto ai giornalisti under 35 iscritti all’Ordine dei Giornalisti e agli studenti delle Scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, con l’obiettivo di valorizzare il talento delle nuove generazioni e contribuire alla crescita di una cultura dell’informazione attenta ai temi sociali e alla qualità del racconto.

Il riconoscimento rappresenta così il punto di incontro tra memoria e futuro: custodire il significato del percorso di Alessandra Bisceglia e, nello stesso tempo, offrire spazio e attenzione a chi sta dando forma al giornalismo di domani.

La giornata del 24 settembre sarà dunque insieme un punto di arrivo e un nuovo punto di partenza.

In dieci anni sono cambiati gli strumenti, i media, le modalità di accesso alle informazioni e i tempi della professione. Sono cambiate le generazioni che attraversano il giornalismo e sono emerse nuove forme di produzione e diffusione dei contenuti.

Quello che non cambia è la responsabilità di raccontare.

Perché quando il giornalismo incontra la fragilità, la malattia, la disabilità e le storie delle persone più vulnerabili, la qualità del racconto non è soltanto una questione professionale: diventa una questione di rispetto, consapevolezza e responsabilità civile.

È da questa convinzione che il Premio Alessandra Bisceglia guarda ai prossimi anni: continuando a creare occasioni di confronto, a valorizzare il talento delle nuove generazioni e a mettere in dialogo chi ha attraversato la professione con chi ne sta scrivendo il prossimo capitolo.

Il decennale, allora, non è soltanto la celebrazione di un percorso compiuto.

È una soglia. E ogni soglia invita a guardare oltre.

L’appuntamento è per giovedì 24 settembre 2026, alle ore 14:00, presso l’Aula Magna dell’Università LUMSA, Borgo Sant’Angelo 13, Roma.

Abstract relazione Raffaele Lombardi X edizione

Capitale simbolico, impegno civile e fragilità professionale nel giornalismo sociale contemporaneo.
Risultati di un’indagine sui vincitori del Premio

Raffaele Lombardi, Associato di Sociologia della Comunicazione, LUMSA


L’indagine analizza i risultati di un questionario somministrato ai partecipanti delle prime dieci edizioni del
Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia, con l’obiettivo di ricostruire il profilo professionale dei
partecipanti, valutare l’impatto del Premio sui percorsi lavorativi e approfondire il rapporto tra giornalismo e
temi sociali. L’indagine si basa su 92 questionari validi raccolti entro dicembre 2025 e restituisce un quadro
articolato della comunità professionale che si è sviluppata attorno al Premio.
I risultati mostrano che il campione è composto prevalentemente da giornalisti attivi nel settore
dell’informazione, con una significativa presenza sia di professionisti sia di pubblicisti e freelance. Circa un
terzo degli intervistati opera in grandi testate nazionali, mentre il restante campione è distribuito tra media
locali, piattaforme digitali e realtà editoriali indipendenti, evidenziando la crescente eterogeneità e
frammentazione del mercato giornalistico contemporaneo. Il campione risulta inoltre equilibrato tra
professionisti con lunga esperienza e giornalisti più giovani, consentendo di cogliere prospettive differenti
sull’evoluzione della professione.
Per coloro che hanno ricevuto il Premio, il riconoscimento viene percepito prevalentemente come un
elemento di rafforzamento dell’identità professionale, della motivazione personale e della reputazione, oltre
che come un capitale simbolico utile ad ampliare il proprio network e le opportunità lavorative. Solo una
quota minoritaria ritiene che il Premio non abbia prodotto effetti concreti sul piano professionale.
L’indagine conferma inoltre una forte vocazione dei partecipanti verso il giornalismo sociale. La maggior
parte degli intervistati si occupa, in misura prevalente o occasionale, di temi legati alla disabilità, alla
violenza di genere, alla povertà, all’esclusione sociale, al lavoro e alla precarietà. Guardando al futuro emerge
tuttavia un ampliamento degli interessi verso questioni sempre più centrali nel dibattito pubblico, quali
ambiente, diritti umani, cittadinanza, giovani e salute mentale, segnalando un’evoluzione dell’agenda
professionale coerente con le trasformazioni della società contemporanea.
Infine, il report evidenzia come il giornalismo sociale sia vissuto dai partecipanti come una professione
caratterizzata da una forte motivazione etica e civile, ma al tempo stesso da una significativa fragilità sul
piano economico e organizzativo. Le principali esigenze espresse riguardano una maggiore stabilità
lavorativa, il riconoscimento professionale, opportunità di formazione continua e una più stretta
collaborazione con reti sociali e istituzioni. Nel complesso, i risultati delineano una comunità di giornalisti
fortemente orientata alla produzione di informazione di interesse pubblico, che riconosce nel Premio
Alessandra Bisceglia non solo un’importante occasione di valorizzazione professionale, ma anche uno spazio
di condivisione di valori, competenze e impegno civile a favore di un giornalismo capace di dare voce alle
fragilità e contribuire al miglioramento della società.

Intervista ad Antonio Pio Piazzolla

Mi chiamo Antonio Pio Piazzolla, sono un giornalista pubblicista e scrittore, e da anni mi occupo di raccontare storie: alcune legate alla musica, altre alla scienza, altre ancora alle persone, che poi sono sempre il vero centro di tutto. Il progetto con cui partecipo a questo Premio nasce proprio da questa mia inclinazione: dare voce a ciò che spesso resta ai margini. Si tratta di un articolo pubblicato sulla testata Rock Nation, intitolato “La musica contro il silenzio, la voce degli artisti al fianco delle malattie rare”, un lavoro che unisce il mio background musicale con una riflessione più ampia sul ruolo sociale della narrazione. L’idea di questo progetto non è arrivata all’improvviso, ma è maturata nel tempo. La scintilla, però, è stata precisa: l’incontro con storie reali di persone che convivono con malattie rare e che, attraverso la musica, trovano uno spazio di espressione, di riconoscimento, di resistenza. Mi sono reso conto che esisteva un vuoto comunicativo: si parla poco di queste realtà, e quando lo si fa, spesso il linguaggio è freddo, tecnico, distante. Io volevo provare a raccontarle in modo diverso, più umano. E la musica, con la sua forza emotiva, mi è sembrata il ponte perfetto. Nel mio lavoro affronto diversi temi: la malattia, certo, ma anche l’identità, l’isolamento, il bisogno di essere ascoltati, le carenze del sistema (messe in luce da una testimonianza diretta). E poi il ruolo degli artisti, che non sono solo intrattenitori, ma possono diventare amplificatori di messaggi importanti. Il cuore del progetto, però, è uno: rompere il silenzio. Far capire che dietro ogni diagnosi c’è una persona, una storia, una voce che merita spazio. Non volevo “raccontare la malattia”, ma raccontare chi la vive, restituendo dignità e complessità. L’impatto che spero di generare è prima di tutto culturale. Non ho la pretesa di cambiare il mondo con un articolo, ci mancherebbe altro, ma credo nel potere delle narrazioni. Se anche una sola persona, leggendo questo articolo, cambia prospettiva, si ferma a riflettere o sviluppa una maggiore sensibilità verso queste tematiche, allora qualcosa si è mosso. Il lavoro si rivolge a un pubblico ampio, ma in particolare ai giovani e agli appassionati di musica, perché sono comunità spesso più aperte, più ricettive, capaci di trasformare l’ascolto in consapevolezza e fare la differenza con il loro impegno e gli eventi che vengono realizzati. A livello personale, questo percorso mi ha insegnato molto. Mi ha costretto a rallentare, ad ascoltare davvero, a uscire dalla mia zona di comfort. Ho capito quanto sia importante il modo in cui raccontiamo le cose, non solo cosa raccontiamo. Una delle difficoltà principali è stata proprio trovare il giusto equilibrio: evitare il rischio di retorica, di pietismo, ma anche quello opposto, cioè una distanza eccessiva. Raccontare il dolore senza tradirlo è una responsabilità enorme. Oggi la comunicazione sociale ha un ruolo fondamentale, forse più di quanto siamo disposti ad ammettere. Viviamo in un’epoca in cui tutto scorre velocemente, in cui le informazioni si sovrappongono e spesso si consumano senza lasciare traccia. In questo contesto, comunicare il sociale significa rallentare, dare profondità, costruire connessioni autentiche. La sfida principale è proprio questa: emergere senza semplificare troppo, essere accessibili senza perdere complessità. E poi c’è un’altra criticità: la credibilità. In un mondo pieno di contenuti, distinguere ciò che è autentico da ciò che è costruito è sempre più difficile. Guardando al futuro, immagino questo progetto come un punto di partenza, non di arrivo. Mi piacerebbe ampliarlo, magari trasformarlo in una serie di interviste, in un format più strutturato, capace di raccogliere e raccontare più voci. L’obiettivo è continuare a fare quello che ho sempre fatto, ma con una consapevolezza in più: usare la scrittura non solo per informare o intrattenere, ma per creare ponti. Tra mondi diversi, tra esperienze lontane, tra chi racconta e chi ascolta. In fondo, credo che il senso del mio lavoro sia tutto qui: provare a dare forma alle storie, senza mai dimenticare che ogni storia, prima di essere scritta, è stata vissuta e che – soprattutto – può essere cambiata (si spera in meglio).

Intervista ad Anna Calì

Mi chiamo Anna Calì e sono una giornalista pubblicista iscritta all’ODG della Campania. Mi occupo principalmente di cronaca nera e giornalismo d’inchiesta, ma spazio anche in ambito sportivo e culturale.

La mia idea di giornalismo si fonda sulla necessità di dare voce alle persone e alle loro storie, con particolare attenzione alle criticità del reale. Penso che il ruolo del giornalista non sia soltanto quello di raccontare ciò che funziona o ciò che è positivo, ma soprattutto quello di portare alla luce ciò che spesso resta ai margini o viene ignorato.

Il mio lavoro nasce proprio dall’osservazione quotidiana della realtà e dall’ascolto delle persone. Occupandomi di cronaca, mi trovo spesso a intercettare storie che non trovano sufficiente spazio nel dibattito pubblico, oppure che vengono raccontate in modo superficiale o stereotipato. In questo senso, la “scintilla” del progetto è nata dalla distanza che ho riscontrato tra la narrazione comune sulla disabilità e il lavoro e ciò che emerge invece nella realtà concreta delle persone.

Il progetto va ad affrontare infatti il tema del rapporto tra giovani, disabilità e il mondo del lavoro, con l’obiettivo di superare una narrazione retorica. Il messaggio principale che intendo trasmettere è che l’inclusione non può restare un principio astratto, ma deve tradursi in possibilità reali, accessibili e continuative. 

Dal punto di vista dell’impatto sociale, il progetto si propone di contribuire innanzitutto a un cambiamento culturale, favorendo una maggiore consapevolezza sul tema. 

L’obiettivo è rivolgersi a un pubblico ampio, ma in particolare ai giovani, alle istituzioni e a chi ha un ruolo decisionale nella creazione di opportunità lavorative. 

Dal punto di vista personale, questo percorso mi ha permesso di comprendere ancora più profondamente l’importanza dell’ascolto e della complessità. Una delle principali difficoltà che ho incontrato è stata proprio quella di evitare la retorica, soprattutto su un tema così delicato e spesso raccontato in modo poco autentico.

Riflettendo sulla comunicazione sociale, credo che oggi essa abbia un ruolo fondamentale nel costruire consapevolezza collettiva, ma anche nel rischio di distorsione della realtà. 

Una delle principali criticità è la tendenza alla semplificazione e, talvolta, alla spettacolarizzazione dei contenuti, che può svuotare i temi della loro reale complessità. 

La sfida principale del settore è riuscire a mantenere equilibrio tra accessibilità e profondità, senza rinunciare al rigore informativo e alla responsabilità del racconto.

Guardando al futuro, immagino lo sviluppo di questo progetto come un punto di partenza. 

Mi piacerebbe, in prospettiva, poter sviluppare inchieste più strutturate o collaborazioni con realtà attive sul territorio. L’intento rimane quello di raccontare ciò che spesso resta ai margini, contribuendo, nel mio piccolo, a una maggiore consapevolezza e a un cambiamento reale.

Intervista a Carlo Bartoli, Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Il valore del giornalismo e dell’impegno sociale

Il Consiglio nazionale sta lavorando molto per sensibilizzare le colleghe e i colleghi a trattare con attenzione i temi legati alle persone fragili, con disabilità e con malattie rare. È necessario sempre usare le parole giuste nel modo più appropriato e nel contesto specifico, perché con le parole si costruisce la realtà. Con le parole possiamo veicolare una rappresentazione corretta ed equilibrata di problemi e situazioni complesse e difficili, come quelle che vivono le persone di cui stiamo parlando. Allo stesso e tempo con le parole è facile trasmettere anche stereotipi e luoghi comuni che spesso denigrano, se non addirittura discriminano, coloro che si trovano in posizioni deboli. 

Il giornalismo oggi ha il dovere di utilizzare un linguaggio corretto e appropriato per ogni situazione. A maggior ragione dovendo fronteggiare una inondazione di informazioni di ogni genere – vere, false, manipolate – che ci arrivano dai canali digitali. Per non parlare di un linguaggio aggressivo, discriminatorio e spesso violento che ormai sta entrando in uso comune anche tra i “grandi” della Terra. Sta a noi giornalisti contribuire a riportare il linguaggio nell’ambito della consapevolezza e del rispetto.

Il legame con il Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia”

Alessandra è stata un grande esempio di tenacia e determinazione nonostante le sue difficoltà. Già durante la frequentazione della LUMSA, che è una delle scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, è emersa la sua grande forza di volontà e la passione per la nostra professione. Lo dimostra la quantità e la qualità del suo lavoro, tragicamente interrottosi a soli 28 anni, nel 2008. Sostenere un premio giornalistico in suo nome non solo è stato doveroso, ma credo sia un importante segnale dell’attenzione costante che l’Ordine e tutta la categoria deve avere nei confronti dei temi che la sua esperienza aveva posto: quello della piena accessibilità alla professione anche per coloro che hanno una disabilità e quello della necessaria attenzione nel modo di rappresentare tali situazioni. Credo che siano questi i contributi più importanti del premio a lei intitolato.

Coinvolgimento attivo e community

È del mese di febbraio la notizia di una bella esperienza realizzata in Molise, dove l’emittente Telemolise ha varato un telegiornale dedicato alle persone con disabilità (in particolare quelli con ipoacusia) a sua volta realizzato con il rilevante contributo di giovani con disabilità. Credo che questo sia uno di quegli esempi che nascono anche grazie agli stimoli da iniziative come quella del premio Bisceglia.  Un contributo alla diffusione di un giornalismo etico, che è uno degli obiettivi del premio. 

Ritengo, inoltre, doveroso citare due recenti e-book realizzati dal Consiglio nazionale: “Comunicare la disabilità, prima la persona”, del 2024, cui ha fatto seguito “Comunicare la salute mentale” del 2025.  Due pubblicazioni che mostrano il nostro impegno costante per un giornalismo di qualità, obiettivo e che sia sempre rispettoso delle persone.

Se doveste descrivere il Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” con una parola o un concetto, quale scegliereste e perché?

Uno stimolo a svolgere con passione e determinazione la professione giornalistica

Intervista a Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria

1. Dal vostro punto di vista, quale ruolo ha oggi il giornalismo nel raccontare temi sociali complessi come fragilità, disabilità e malattie rare?

Il giornalismo ha oggi una responsabilità cruciale: trasformare la complessità in conoscenza accessibile, senza semplificare in modo superficiale. Temi come fragilità, disabilità e malattie rare richiedono competenza, sensibilità e rigore scientifico. Un’informazione corretta e documentata non solo racconta storie individuali, ma contribuisce a costruire un contesto culturale più inclusivo, capace di riconoscere i diritti, i bisogni e la dignità delle persone.

2. Perché è importante promuovere una narrazione attenta, rispettosa e consapevole su questi temi?

Perché il modo in cui raccontiamo una realtà contribuisce a plasmarne la percezione collettiva. Una narrazione attenta e rispettosa evita stereotipi, pietismi o distorsioni e restituisce centralità alla persona. Nel campo della salute, in particolare, è fondamentale coniugare empatia e accuratezza: informare bene significa anche contrastare disinformazione, false aspettative o paure ingiustificate.

3. In che modo il giornalismo può contribuire concretamente a costruire una maggiore consapevolezza collettiva?

Può farlo offrendo dati verificati, dando voce a pazienti, famiglie, medici e ricercatori, e creando spazi di approfondimento che aiutino a comprendere le sfide e le opportunità legate all’innovazione scientifica e all’accesso alle cure. Un giornalismo di qualità stimola il dibattito pubblico, favorisce scelte consapevoli e contribuisce a orientare politiche più attente ai bisogni reali delle persone.

 Sezione 2 – Il legame con il Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia”

4. Come avete conosciuto il Premio e cosa vi ha convinti a sostenerlo o a farne parte?

Abbiamo conosciuto il Premio attraverso il suo percorso di crescita e la sua capacità di affermarsi come punto di riferimento per la comunicazione sociale in ambito sanitario. Ci ha convinti la coerenza della sua missione: valorizzare un giornalismo che sappia unire competenza, responsabilità e attenzione alle fragilità, elementi che sentiamo profondamente in sintonia con il nostro impegno quotidiano. Nella sua scorsa edizione, inoltre, il Premio ha previsto un riconoscimento speciale intitolato al nostro collega Antonio Morelli, scomparso a giugno 2025, capo ufficio stampa di Farmindustria per 26 anni, ricordato per la sua professionalità, umanità e dedizione.

5. Quali valori del Premio sentite più vicini alla vostra missione o al vostro operato quotidiano?

Il rispetto della persona, la centralità della scienza, l’impegno per l’inclusione e la promozione di una cultura della responsabilità. Come Farmindustria rappresentiamo imprese che investono in ricerca e innovazione per rispondere a bisogni di salute spesso complessi e non ancora soddisfatti. Il Premio condivide questa tensione verso il valore sociale della conoscenza e dell’informazione di qualità.

6. In che modo il Premio rappresenta, secondo voi, un esempio virtuoso di alleanza tra informazione, cultura e impatto sociale?

Il Premio dimostra che informazione e cultura possono essere leve concrete di cambiamento. Mettere in rete giornalisti, istituzioni, associazioni e imprese significa costruire un ecosistema in cui la qualità dell’informazione diventa motore di consapevolezza e, quindi, di impatto sociale. È un’alleanza che rafforza il senso di comunità e orienta l’attenzione verso chi ha più bisogno di essere ascoltato.

Sezione 3 – Coinvolgimento attivo e community

7. Qual è stato (o sarà) il vostro contributo concreto all’interno del Premio?

Il nostro contributo si è tradotto nel sostegno convinto all’iniziativa e nella partecipazione attiva ai momenti di confronto e valorizzazione dei lavori premiati. Per noi è importante accompagnare percorsi che promuovano una cultura della salute basata su evidenze scientifiche, responsabilità e dialogo con la società.

8. Che tipo di valore genera, secondo voi, una community che condivide una visione etica del giornalismo?

Genera fiducia. E la fiducia è un elemento essenziale quando si parla di salute e innovazione. Una community che condivide principi etici solidi contribuisce a elevare la qualità del dibattito pubblico, a contrastare la disinformazione e a rafforzare il legame tra cittadini, scienza e istituzioni.

9. In che modo iniziative come questa possono lasciare un segno duraturo nel panorama giornalistico e sociale?

Possono farlo creando modelli virtuosi e stimolando nuove generazioni di professionisti a investire nella competenza e nella responsabilità. Quando un Premio riesce a valorizzare storie raccontate con rigore e umanità, contribuisce a costruire una cultura più consapevole e inclusiva. È così che si lascia un segno: attraverso l’esempio, la continuità e la capacità di fare rete attorno a valori condivisi.

Decennale del Premio Alessandra Bisceglia: al via le candidature per il giornalismo sociale

COMUNICATO STAMPA

30 ottobre 2025

Giornalisti under 35 e studenti possono candidare articoli, servizi, podcast e reportage per due premi da 1.500 euro dedicati alla comunicazione sociale, scadenza 30 aprile 2026.

Al via la decima edizione del Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” per la comunicazione sociale, promosso dalla Fondazione Alessandra Bisceglia Viva Ale ETS e dalla Libera Università Maria SS. Assunta – LUMSA di Roma. Il Premio, intitolato alla memoria della giovane giornalista lucana scomparsa nel 2008 a soli 28 anni a causa di una rara malformazione vascolare, celebra il suo esempio di coraggio, sensibilità e dedizione al giornalismo sociale.

L’iniziativa intende valorizzare e sostenere il lavoro di giovani giornalisti e studenti delle scuole di giornalismo che si distinguono per la capacità di raccontare con competenza e umanità temi legati alla comunicazione sociale, con particolare attenzione alle malattie rare, alla ricerca scientifica, all’equità nell’accesso alle cure e alle buone pratiche di integrazione delle persone con disabilità.

La partecipazione è gratuita e riservata a giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti, collaboratori, freelance e studenti di master e scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, che alla data di pubblicazione del bando non abbiano superato i 35 anni. Possono concorrere articoli, servizi radiofonici e televisivi, podcast, reportage multimediali, fotografie e graphic novel di carattere giornalistico, pubblicati, trasmessi o diffusi dal 1° marzo 2025 al 30 aprile 2026.

Sono previsti due premi da 1.500 euro ciascuno per i vincitori delle rispettive sezioni, oltre a targhe e attestati per i secondi e terzi classificati. Sono previsti inoltre  Riconoscimenti Speciali per le testate giornalistiche che si siano distinte nella promozione della comunicazione sociale. 

Le candidature dovranno essere inviate entro il 30 aprile 2026 all’indirizzo e-mail premioalessandrabisceglia@fondazionevivaale.org, secondo le modalità indicate nel bando ufficiale, disponibile insieme alla scheda di partecipazione sul sito

www.fondazionevivaale.org/premioalessandrabisceglia.

Il Premio “Alessandra Bisceglia” rinnova così il suo impegno nel sostenere un giornalismo attento alle persone, capace di raccontare la malattia e la fragilità con forza, dignità e speranza, nel segno di Alessandra e dei valori che hanno ispirato la sua vita e il suo lavoro.

“Questo Premio è il simbolo concreto di un giornalismo che guarda alle persone e non ai numeri — un giornalismo che sa trasformare la sofferenza in consapevolezza e la diversità in valore”, sottolinea Serena Bisceglia, Presidente della Fondazione Alessandra Bisceglia Viva Ale ETS. “In un’epoca di comunicazione rapida e spesso superficiale, vogliamo continuare a premiare chi sceglie di raccontare la realtà con profondità, verità e responsabilità.”