Media e disabilità: dai pregiudizi e dai luoghi comuni ad una informazione di integrazione

Oreste Lopomo – Caporedattore Rai Basilicata

Il rapporto tra comunicazione e disabilità è spesso viziato dai luoghi comuni e da quello che definisco lo “scooppismo” cioè un approccio deleterio che è un evidente ostacolo alla corretta informazione e che impedisce di entrare nel merito delle problematiche senza retorica.

L’ iniziativa di oggi, promossa dalla fondazione W Ale in collaborazione con l’ordine dei giornalisti, permette di riflettere sulla esigenza di superare gli stereotipi e di guardare alla questione in un’ottica diversa che deve vedere gli operatori dell’informazione e della comunicazione entrare a far parte, a pieno titolo, di una rete in grado di affermare un modus operandi che sia finalizzato a oltrepassare le barriere e i pregiudizi e a diffondere concretamente una cultura dell’integrazione spesso predicata solo a parole. Mi ricordo di aver partecipato ad un convegno al Gemelli proprio su questi temi promosso dall’associazione delle famiglie di bambini portatori di spina bifida e di aver constatato come spesso ci sia una lontananza siderale tra le valutazioni teoriche e la realtà.

E la realtà era ed è quella di chi vive, ad esempio, difficoltà quotidiane come quella di non riuscire a far entrare una carrozzella nel vano dell’ascensore perché troppo piccolo. Ecco perché il racconto delle storie non deve essere improntato a logiche autoreferenziali ma deve essere il punto di partenza per affrontare problemi reali e quotidiani a cominciare dal superamento delle barriere architettoniche per arrivare a sollecitare politiche sanitarie orientate ad incentivare, ad esempio, la ricerca sulle malattie genetiche e le patologie cosiddette rare.

In tale contesto quello che ha fatto la Fondazione intitolata ad Alessandra Bisceglia ne è un esempio illuminante perché contraddistinto da attività diversificate ma coerentemente finalizzate a rispondere a tutte le esigenze e le problematiche che la disabilità comporta: dal Vademecum sulle malattie vascolari ai taxi che possano garantire la mobilità, alla incentivazione di progetti di ricerca scientifica e alla realizzazione di ambienti adatti nelle strutture sanitarie come le “Stanze di Ale”. Anche il Premio giornalistico riservato agli allievi delle scuole di giornalismo (che viene organizzato da anni su questi temi nel ricordo di Alessandra che era una brillante collega, amante del suo lavoro) va inserito nel con testo più ampio di un’opera di sensibilizzazione e di adeguata rappresentazione delle questioni che
ha come obiettivo di dare risposte alle questioni e sostituendo alla disabilità la parola “problema” con quella più giusta di “risorsa”.

E in questo processo di vera e propria rivoluzione culturale il ruolo dei media può essere determinante.

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